A proposito di sicurezza…

Roberto Polleri

Il tema della sicurezza stradale mi è sempre stato molto a cuore. Sarà perché, un po’ come tutti noi motociclisti, ogni notizia di un incidente sulle nostre strade, rende più tangibile e vicino il rischio che si corre ogni volta che ci si mette alla guida di un mezzo. Oltre a questo, l’equilibrio instabile per antonomasia dei nostri veicoli a due ruote, unito alla fratellanza che lega i motociclisti indipendentemente dalla marca che appare sul serbatoio, fanno si che il dolore per un mezzo danneggiato, una persona ferita o peggio ancora, sia sempre e comunque un po’ anche nostro. Certo è, che attualmente il livello di civiltà espressa dagli utenti della strada, a piedi, a due, a quattro o più ruote, non ha senz’altro un livello tale da scongiurare piccole scocciature od enormi tragedie. Ognuno di noi consegue una patente e quindi riceve una formazione tecnica sulla conduzione del mezzo, tuttavia nessuno si occupa della parte umana del circolare a bordo di un veicolo, ovvero quanto di soggettivo si possa mettere dentro semplici gesti tecnici delle mani o dei piedi quando si è a cavallo di un mezzo meccanico. Immaginate poi, quanto poco le giovani generazioni di motociclisti ed automobilisti siano sollecitate a riflettere in merito a quella che mi piace definire “etica della circolazione”, ovvero quel codice mai scritto sui comportamenti che si tengono sull’asfalto e sulle eventuali conseguenze di ogni nostro gesto. Un sorpasso azzardato non è un atto di coraggio ma un atto di incoscienza verso chi, suo malgrado, si trovi a transitare proprio in quella curva, magari a velocità moderata ed in prossimità del margine destro della carreggiata. Per questo motivo non è giusto mettere a repentaglio la vita di chi ha la sola colpa di trovarsi in quel luogo a quell’ora, condotto li dai disegni misteriosi del destino. Pensare prima di agire e pensare a cosa possa succedere commettendo un’imprudenza non appare così gratificante ed evidente come la tracotanza di chi parte a tutto gas, magari su una ruota o sgommando come un telefilm poliziesco. Purtroppo, nella società attuale, fatta soprattutto di apparenza, di ostentazione e di furbizia, i valori che hanno maggiore cittadinanza e non solo tra i giovani sono purtroppo quelli che mettono in mostra chi agisca comportamenti estremi.

Per nostra fortuna, qualcuno ha pensato che sia doveroso trasmettere un messaggio differente nel tentativo di far riflettere in primo luogo sul nostro comportamento quando abbiamo un manubrio od un volante tra le mani, ma anche quando passeggiamo muniti solo delle nostre scarpe. E’ il caso del nostro collega Rinaldo Batelli, il “professore motociclista” della provincia di Como che ha unito la passione per le moto, la sua professione di insegnante e quindi la sua capacità didattica, per comunicare a giovani e meno giovani un messaggio forte di richiamo alla sicurezza. Dalla sua idea è nato un blog, strumento che arriva diretto ed immediato grazie alla rete dal titolo “Sicuri in sella” (potete trovarlo all’indirizzo http://blog.libero.it/sicuroinsella ) dove grazie ad immagini, video e soprattutto articoli si ha la possibilità di affrontare il tema della sicurezza con modalità interattiva ed efficace. Oltre a questo, il nostro amico ha creato una pagina su “Facebook”, notissimo social network della rete che permette di divulgare oltre l’importante messaggio. Non solo in area virtuale ma anche di persona, Rinaldo effettua interventi nelle scuole dove offre percorsi formativi di vario genere e livello per bambini e ragazzi di tutte le età. Ho avuto la possibilità di ascoltarlo in occasione di “Mondo Moto Guzzi” che si è svolto a Genova nel marzo scorso: oltre al fatto che Rinaldo sia una persona gradevole e molto preparata, le tematiche affrontare nel suo intervento sono davvero significative. Le parole che ha usato, le immagini viste mi hanno fatto pensare a lungo al mio percorso casa – lavoro che ogni giorno effettuo in moto. Quei venti chilometri che percorro quotidianamente sono stati osservati da me con occhi diversi: lo stato dell’asfalto, le buche ed i tombini, gli arredi stradali solo per citarne alcuni mi hanno fatto tremare davvero. Ma quanto si rischia ogni giorno sulla strada? E questi sono solo i pericoli “passivi”, diciamo così, che si incontrano sulla strada, non parliamo poi di quelli “attivi”, automobilisti distratti dal telefono cellulare, pedoni temerari che attraversano ovunque e, ahimè motociclisti e scooteristi che tutto si possono definire ma non certo prudenti… Al solo pensiero di tutto ciò viene la voglia di vendere tutti i veicoli e di utilizzare solo i mezzi pubblici (sempre che questi siano sicuri… tralasciamo la puntualità e la frequenza…). Oppure si potrebbe pensare di stare direttamente a casa (sempre per chi possa permetterselo…) ed anche questa non si può certo definire un luogo sicuro… Allora, al di là delle battute scherzose, è inutile nascondere la testa sotto la sabbia come lo struzzo sperando che il pericolo non si presenti mai sul nostro cammino, ma è decisamente meglio imparare a riconoscerlo e prevederlo al fine di evitarlo.

Personalmente credo che eliminare tutti i pericoli sia praticamente impossibile, tuttavia si debba comunque tentare di limitare l’esposizione a questi grazie ad una condotta prudente e previdente. Già riflettere su questi temi, che salgono alla ribalta solo dopo che l’ennesimo morto guadagna le locandine dei giornali, prima che tali eventi capitino è già un enorme risultato, soprattutto se a farlo sono coloro che muovono i primi passi a bordo di un mezzo a motore, in particolare su un mezzo a due ruote. Un ragionamento simile è comunque utile anche a chi ha sulle spalle migliaia di chilometri percorsi in moto, in quanto a volte è proprio l’eccessiva confidenza con il mezzo e l’eccessiva fiducia nelle proprie capacità a tradirci. E allora, grazie davvero Rinaldo per il tuo utilissimo contributo… Spero presto di assistere ad un’altra lezione…

Un caro lampeggio,

Roberto Polleri “ropoller”

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