Storia

 

La storia del Dogghy Garage inizia praticamente con l’ingresso di Andrea nel “circus irridato” della scuola alla fine degli anni ’80… nell’era di Dogghy II.

Erano gli anni ruggenti dei famosi “tuboni”, Fifty Malaguti in testa, e lui si approcciava per la prima volta al mondo delle due ruote a motore rispolverando un pezzo per così dire “vintage”: un vecchio Ciao del ’68 che giaceva inutilizzato da quasi un ventennio in cantina.

Capo meccanico dell’operazione di ri-messa in strada il nonno “Giggi”, alla fine di un lavoro di ripristino e restauro il vecchio Ciao tornava a mordere la strada, in un epoca in cui gli “scooterini” erano ancora di là da venire e regnava in quel segmento incontrastata la vespa.

Certo le prestazioni del Ciao non erano propriamente esaltanti, ma Andrea aveva sudato le proverbiali 7 camicie per ottenere dai suoi il permesso di usare il motorino al posto dell’autobus, quindi vista la maggiore comodità…

Erano anni in cui la benzina era “rossa”, praticamente non esistevano miscelatori separati ( quelli che c’è erano era ben poco affidabili) ed ai distributori c’era la pompa della miscela, anche se era abbastanza usuale prepararsi la miscela in casa con benzina, olio e misteriosi additivi che avrebbero dovuto incrementare le prestazioni dei vari bolidi a livelli stratosferici…

Così si usava un pò di tutto, dall’olio di ricino alla naftalina miscelate empiricamente sull’onda dei ricordi del barista vicino alla scuola che da giovane correva con le Rumi e in base alle sensazioni che davano gli esperimenti empirici. Capitava talvolta di sbagliare qualcosa e finire ingloriosamente a piedi per un grippaggio…

A causa di questi esperimenti Andrea finì ben presto con lo “sbiellare”, e quell’occasione fu provvidenziale per incrementare le prestazioni del Ciao che assunse una configurazione decisamente cattiva: aumento di cilindrata fino al massimo sopportabile dal carter (alesato), carburatore maggiorato, filtro aria più sportivo, variatore rivisto, abbassamento della testata, lavorazione delle luci ed albero motore speciale…

Al di là delle elaborazioni in sè, che a distanza di quasi 30 anni oggi Andrea deplora, queste esperienze sono state il via per una più profonda passione che va al di là del possedere un mezzo meccanico e del guidarlo… ma coinvolge al punto di imparare a conoscerne le scelte costruttive, la meccanica e sopratutto provare il piacere di metterci sù le mani, per manutenzionare, talvolta riparare o più semplicemente per renderli ancor più aderenti alla nostre necessità.

 

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